Separazione, abbandono e perdita

Ho deciso di scrivere questo articolo mossa dalla evidenza, che mi porta il mio lavoro di terapeuta, di come molta parte della sofferenza e delle “nevrosi” che affliggono le persone che incontro, sia legata a tematiche come la separazione, l’abbandono e la perdita (non solo dell’Altro, ma anche di Se stessi in funzione del mantenere il legame). 

Non scrivo di mio pugno, ma intendo ripercorrere i punti che lo psicanalista Massimo Recalcati tocca in una delle conferenze del suo ciclo chiamato “Lessico Amoroso”.

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Facciamo un regalo ai nostri bambini: insegniamo loro l’empatia e la capacità di comunicare le proprie emozioni

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E’ impossibile non comunicare: già solo per il fatto di esistere si comunica. Prendendo atto di questo, nelle nostre relazioni, dobbiamo cercare di comunicare nella migliore maniera possibile. 

In ogni messaggio il contenuto esplicito può essere modulato nei suoi significati, reso in forma maggiormente intellegibile, arricchito, reso più autentico ed efficace, se accompagnato dalla tonalità emotiva. Altresì parlare delle proprie emozioni ci rende più vicini agli altri, evita malintesi, fraintendimenti e spesso escalation possibili di conflitti.

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Autostima: la misura del mio volermi bene

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Cos’è l’autostima?

L’autostima si differenzia dal “concetto di sé”, ovvero dagli elementi che useremmo per descriverci: l’autostima è la valutazione di tali caratteristiche, la valutazione che facciamo di noi stessi, sulla base di sensazioni, esperienze e messaggi che abbiamo interiorizzato nel corso della vita. É il valore ed il giudizio che ci si attribuisce, ed è uno dei pilastri della nostra personalità. 

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Oggi imparo a dire anche “No”

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Imparare a dire di no per alcuni rappresenta una vera e propria missione impossibile.

Oggi sottolineiamo l’importanza di imparare a salvaguardare la propria serenità e il proprio equilibrio, a rispettare i propri spazi, i propri tempi, i propri bisogni, soprattutto in una società che corre alla velocità della luce e dove siamo sottoposti a continue richieste, per far fronte alle quali si finisce spesso col sentirsi sotto pressione ed in preda allo stress. 

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Il Piccolo Principe: un viaggio alla ricerca dell’essenziale che è invisibile agli occhi

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Prendo spunto dalla visione del bellissimo cartone animato, al cinema di recente, che racconta e ripercorre la storia del commovente racconto di Antoine de Saint-Exupéry, “Il Piccolo Principe”, per condividere una riflessione sul possibile significato di questa storia.

Resta difficile comprendere l’esatto messaggio che l’Autore ha voluto veicolare attraverso questa favola per bambini, forse proprio perchè, come dice la Volpe, “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. 

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Mangiare: le nostre emozioni. Mangiare le nostre emozioni.

Si racconta che alcuni pellegrini andarono a visitare un saggio Zen che dimostrava molti meno anni di quelli che aveva, e gli domandarono: “Quale è il segreto per mantenerti così giovane ed in forma?”. Il saggio rispose: “Mangio quando ho fame e dormo quando ho sonno”. Il saggio volle dire che il segreto del suo benessere era la sua stessa capacità di riconoscere ed assecondare i propri stimoli interni.

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Scegliere: un problema o una opportunità?

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La società moderna ha diffuso l’idea che l’uomo sia artefice del proprio futuro e che lo determini in buona parte con le sue scelte.

Fare scelte, prendere decisioni, è qualcosa con cui ci confrontiamo ogni giorno ed ogni giorno inizia e termina con delle scelte. Altrettanto ce ne sono nel mezzo. E anche se non ce ne accorgiamo scegliamo in continuazione. 

Anche non scegliere è una scelta.

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Somatizzare: quando il corpo parla al posto nostro

Numerose ricerche scientifiche hanno ormai stabilito che esiste una stretta correlazione tra mente e corpo, tanto che le due essenze di cui siamo fatti sono in grado di influenzarsi reciprocamente, al punto che a volte è difficile capire se l’origine di un certo malessere sia organica o psicologica. 

Può accadere quindi che per un continuo mal di stomaco, mal di testa, una strana tachicardia, un persistente prurito sulla pelle o una sensazione cronica di stanchezza ci si senta rispondere dal medico: “…da un punto di vista medico, lei non ha nulla, si tratta di stress”.

In questi casi si dice che si sta somatizzando, ovvero si sta traducendo nel soma, in un sintomo corporeo, un disagio ed un malessere di tipo psichico, emotivo.

Ma perchè ciò accade?

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La coppia, tra attaccamento ed autonomia

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Stare in relazione è uno dei bisogni fondamentali dell’uomo. Inizia a realizzarsi e ad essere soddisfatto dal momento in cui nasciamo e, sin dalla prima infanzia, potersi sentire in una relazioni intima con altre persone conferma la nostra importanza per l’altro e di conseguenza la nostra esistenza nel mondo. Così come nella prima infanzia, anche nell’età adulta, stare in relazione intima con l’altro, placa la nostra ansia esistenziale e ci restituisce sicurezza e fiducia.

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“Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sè” di Alice Miller

La psicoanalista Alice Miller ci racconta come si ottiene un “bravo bambino” a discapito della formazione di una personalità libera ed autentica.

Una delle tesi di fondo di questo saggio è la seguente. Ogni bambino normalmente dotato, e quindi pronto e sensibile, ha la capacità di cogliere le aspettative e i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi. Più sono pressanti e inconsapevoli tali richieste degli adulti e più il bambino, per la vitale necessità di sentirsi amato e accettato, tenderà a questo adattamento, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, la gelosia, l’indignazione, l’invidia, la paura) che risultano inaccettabili ai grandi. In questo consiste “il dramma”: così facendo, il bambino non riesce a integrare nella sua personalità la parte più vitale del suo vero Sé, quella che comprende tutte le proprie autentiche emozioni, sia piacevoli che meno, e tutti quegli autentici modi di esistere, che non siano connessi al soddisfacimento delle aspettative altrui o all’adeguamento di se stesso ad una immagine Ideale di sè. Nascono da qui insicurezza affettiva e una sorta di impoverimento psichico, che poi sfociano nella depressione o si celano dietro una facciata di grandiosità.

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Cosa voglio? Chi sono? Quando l’identità diventa una maschera

maschera

Cosa è la libertà di essere se stessi? Come si raggiunge e come si compromette?

La capacità di vivere in modo autentico e creativo, di stabilire relazioni interpersonali e sociali significative e soddisfacenti e di raggiungere una reale indipendenza, sinonimo di maturità adulta, non è un fatto scontato, bensì il risultato di un processo di crescita e maturazione, che inizia nella primissima infanzia, quando vengono poste le basi per la formazione del Sé, ovvero della nostra personalità.

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Ma la psicoterapia funziona? Il cambiamento in psicoterapia

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Molte volte mi son vista porre dai miei pazienti, alle prime sedute, questa domanda. Oppure mi è capitato di incontrare persone che si accostassero alla psicoterapia e a me, come psicoterapeuta, come alla panacea di tutti i loro affanni, come se portassero nella stanza della terapia la loro bisaccia di pesi, afflizioni e, nel tentativo di svuotarla, avessero la speranza che quella persona dinanzi a loro conoscesse chissà quale formula magica contro le loro sofferenze. Per rassicurare gli scettici e per dare valore alla responsabilità personale di ciascun paziente nella propria terapia e quindi nel processo di cura, ho pensato di descrivere brevemente cosa sia il cambiamento in psicoterapia.

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Connessi ma soli. La fragilità dell’identità digitale

A chi, a cosa deleghiamo il potere di riempire la stima di noi stessi? L’ ansia di ricevere “mi piace” è una implicita richiesta di valutazione del proprio comportamento, che contribuisce alla percezione di sé e al senso di autostima e di efficacia delle nostre azioni. Ma quanto dura tutto questo? E su che basi poggia? Un castello di carta che, se non si provvede a fornire di fondamenta solide, prima o poi rischia di crollare.

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Che stress

che stress

Si parla molto di stress. Tutti conoscono, o almeno pensano di conoscere, il significato di tale termine. Nel linguaggio comune assume il senso di tensione, ansia, preoccupazione, senso di malessere diffusoassociato a conseguenze negative per l’organismo e per lo stato emotivo e mentale dell’individuo. In generale lo stress si incentra molto sul rapporto tra l’individuo e l’ambiente, tra se stesso e le stimolazioni, richieste del mondo esterno. Molto spesso tali richieste possono provenire anche dallo stesso mondo interno della persona. E le cose si complicano ulteriormente.

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Ansia e panico: lo spazio tra l’ ”ora” e il “poi”

L’ansia è quella sensazione di disagio che si avverte, a metà tra il corporeo e l’emotivo, che implica una attivazione neurovegetativa e un sottofondo emotivo di paura, tensione, allerta.

E’ un “disturbo” che sta aumentando molto in fretta di questi tempi ed infatti, sempre più persone ne lamentano la presenza, a volte incessante, a volte plausibile in certe situazioni, specie in un mondo, quello di oggi, in cui tutti si sentono un po’ sotto stress, angosciati e a volte anche depressi. Non tutta l’ansia però vien per nuocere!

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La funzione del conflitto nelle relazioni interpersonali e intra-personali

conflitto

Il conflitto è un aspetto necessario e vitale nelle relazioni umane. In ambito evolutivo esso è funzionale al processo di individuazione e al riconoscimento delle differenze. Abbiamo tutti ben presente la “fase del no” che attraversano i bambini intorno ai 2-3 anni. L’accesso al no permette al bambino di giungere ad una completa distinzione e riconoscimento di sè, rispetto alla madre e all’ambiente esterno. In adolescenza, si attraversa un secondo tempo di questa fase conflittuale nella crescita evolutiva: come a due anni il bambino ha bisogno di dire no per poter iniziare a separarsi dalla mamma e sperimentarsi come individuo, in adolescenza il ragazzo ha nuovamente bisogno di “confliggere” per potersi costruire come persona separata e diversa dai suoi genitori.

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Né istrice, né zerbino: essere se stessi mantenendo rapporti costruttivi

L’incontro di due persone è l’incontro di due entità, di due soggettività e di due mondi, spesso molto lontani e molto diversi l’uno dall’altro. Le nostre diversità sono scritte nella storia di ciascuno di noi, nel nostro copione di vita, ed è con questo bagaglio che ci approcciamo all’altro quando iniziamo una relazione. E per relazione possiamo intendere anche il più banale scambio comunicativo.

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Quando la coppia scoppia: le difficoltà relazionali

Introduzione

Quando ci troviamo in presenza di un problema relazionale, difficoltà che emergono nell’incontro di due mondi, la tipica situazione che si verifica è l’accumulo di accuse reciproche circa le mancanze reciproche. E’ come se si attribuisse esclusivamente all’altro la capacità di renderci felici, e quindi di conseguenza anche la colpa di non riuscire a farlo.

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Quel peso sul petto: cosa è, e come liberarsi dal senso di colpa

“Non dovevo fare ciò che ho fatto e siccome l’ho fatto non me lo posso perdonare e non merito più nulla di buono”.

L’articolo si propone come un viaggio alla scoperta dei meccanismi psicologici che creano il “ricatto morale”, e il senso di colpa, per trovare strategie che ci permettano di costruire nuove relazioni sane, non solo con chi ci “aggancia” nel senso di colpa, ma anche con noi stessi.

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Le dinamiche sottili delle relazioni: il Salvatore, la Vittima e il Persecutore

Cosa accade quando uno scambio comunicativo, indice di una relazione tra due persone, precipita inevitabilmente in un nulla di fatto? Cosa accade quando ciò che ci portiamo via dello scambio con l’altro è solo una spiacevole sensazione di disagio, impotenza, rabbia o incomnprensione?

Per spiegare ciò può venirci in aiuto un costrutto teorico, ripreso dall’Analisi Transazionale, che si chiama Triangolo Drammatico.

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La vita di coppia: il legame d’amore

Quali siano le determinanti del comportamento umano è una delle questioni che da sempre affascinano e animano il dibattito scientifico, nonché suscitano l’interesse di chi, si appresta a comprendere le dinamiche umane ed il proprio mondo interiore. Nello specifico delle relazioni sentimentali cosa ci muove favorendo, offuscando, impedendo la realizzazione di legami sentimentali soddisfacenti, dei quali spesso ci dichiariamo bisognosi?

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La difficile gestione della rabbia

Come tutte le emozioni, anche la rabbia di per sé, non è né positiva né negativa. Le emozioni ci sono semplicemente utili. E per viverle realmente come tali, occorre conoscerle, sentirle ed essere in grado di sapergli dare un nome.

“Ogni muscolo cronicamente teso è un muscolo arrabbiato, dato che la rabbia è la reazione naturale alla restrizione coatta e alla perdita della libertà” (Lowen 1994,16).

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La vera intimità si raggiunge solo con la consapevolezza della propria identità

Tra i tanti articoli che esistono, in letteratura e sul web, sulle difficoltà di relazione, all’interno di una coppia, sollecito l’attenzione alla lettura di questo interessante scritto. Prima ancora di capire come far funzionare una coppia, è fondamentale che ciascuno abbia chiara consapevolezza di chi è, cosa vuole, dove sta andando, quali sono le sue personali fragilità e punti di forza, da dove proviene e verso cosa o chi andrà, cosa desidera e cosa otterrà. Ecco, la coppia e l’intimità autentica in coppia, prima ancora che nella relazione tra due si costruisce nella chiara ed autentica relazione con sè stessi: la consapevolezza della propria identita  è la chiave per la vera intimità.

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Dimmi che mi vuoi bene: carezze e riconoscimenti per crescere

Per le mamma, per i padri, per chiunque entri in una relazione significativa con l’altro. L’importanza di conoscerlo e riconoscerlo. La carezza (stroke) è uno dei concetti più affascinanti, ma allo stesso tempo semplici ed efficaci, dell’Analisi Transazionale, un approccio alla comprensione degli esseri umani, fondato dallo psichiatra canadese Eric Berne negli anni ’50; l’idea originale di Berne fu quella di contraddistinguere la carezza come l’unità di riconoscimento sociale.

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Il cerchio delle emozioni

Le emozioni esistono in noi a livello conscio e a livello inconscio: dal punto di vista fisiologico l’emozione nasce prima a livello inconscio, scatenando le varie reazioni fisiche ( respiro corto, tachicardia, rossore, ecc.), e poi arriva alla consapevolezza quando viene registrata dal cervello. Ma non si tratta di un processo a senso unico: accade anche il contrario; infatti il pensiero può scatenare un’emozione. Questo stimola molto la nostra riflessione perché possiamo scegliere cosa pensare!

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Il Triangolo Drammatico, uno studio analitico-transazionale

Il presente articolo mostra nel dettaglio come nelle relazioni interpersonali, ciascuno possa giocare alternativamente, diversi ruoli, quello della Vittima, del Persecutore e del Salvatore. Tali ruoli entrano nei “giochi psicologici” di cui parla Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale, e sono dei modi attraverso i quali si ricevono “carezze” negative e si evita di entrare in intimità con l’altro.

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Il modello degli Stati dell’Io in Analisi Transazionale

Secondo l’Analisi Transazionale, le persone coinvolte in una relazione, quand’anche fosse la relazione con sè stesse, agiscono secondo i propri Stati dell’Io.

“Gli Stati dell’Io non sono ruoli, ma sono parti reali, distinte, di ciascuno di noi che, insieme, costituiscono la totalità di noi stessi. Noi ci troviamo sempre nell’uno o nell’altro dei nostri Stati dell’Io.” (Mavis Klein – L’autoanalisi transazionale).

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