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"Non dovevo fare ciò che ho fatto e siccome l'ho fatto non me lo posso perdonare e non merito più nulla di buono". L'articolo si propone come un viaggio alla scoperta dei meccanismi psicologici che creano il "ricatto morale", e il senso di colpa, per trovare strategie che ci permettano di costruire nuove relazioni sane, non solo con chi ci "aggancia" nel senso di colpa, ma anche con noi stessi.

 

Colpa, dal greco amartia significa mancare il bersaglio. Fare ciò che non si voleva.

“Non dovevo fare ciò che ho fatto e siccome l’ho fatto non me lo posso perdonare e non merito più nulla di buono”, questa potrebbe essere una tipica frase o un tipico pensiero che sperimenta la persona che si sente in colpa, nel suo dialogo interno.

"Mi sento in colpa…" non è solo un modo di dire piuttosto ricorrente. Il senso di colpa è qualcosa di molto profondo, a volte un modo di “sentire” molto doloroso che spesso arriva a determinare le nostre azioni, le nostre scelte, la nostra vita.

Il senso di colpa è una emozione, e in quanto tale ha le sue sfumature costruttive, in quanto permette di contenere le pulsioni distruttive e di prendere coscienza della sofferenza dell'altro. In particolare, mette in guardia qualora si stiano oltrepassando i limiti, costringe ad una messa in discussione e ad un'assunzione di responsabilità. Il senso di colpa, sperimentato spesso da ogni persona sensibile e responsabile, è un meccanismo della coscienza che, se non è deformato, segnala un disagio e ci rimprovera quando facciamo qualcosa che infrange il nostro codice morale, perseguitandoci fino a quando non ci attiviamo per rimediare con un gesto riparatore.

Il mondo è pieno di gente terribilmente addolorata per cose che non avrebbe dovuto fare: quando si è presi da un senso di colpa, si mette a fuoco un evento passato, ci si sente abbattuti o irritati per qualcosa che si è detto o fatto e, assorbiti dallo stato d'animo suscitato da quel comportamento, andiamo “consumando” il nostro presente. Sentirsi in colpa spesso quindi significa che il nostro presente se lo porta via la “paralisi” determinata da un comportamento passato, che nessun gesto riparatore potrà riparare veramente a pieno, per quanto ci sforziamo.

La prima cosa da fare per poter tenere sotto controllo le emozioni spiacevoli derivate dal senso di colpa (che spesso sono diverse: rabbia, frustrazione, preoccupazione, tristezza, disperazione..) è conoscerlo, e capire cosa esso sia in generale, e poi per ciascuno di noi, dato che si tratta di un sentimento che ha a che fare con messaggi inconsci che ci sono arrivati nel corso della nostra vita, sin da piccolissimi, e di cui non possiamo essere pienamente consapevoli.

Riconoscere i propri sensi di colpa è difficile poiché significa ammettere la propria incapacità e la propria debolezza andando a toccare due fattori molto delicati e cioè :

  • l'IDEA DI PERFEZIONE grazie alla quale ognuno di noi è profondamente convinto di essere sempre perfetto e senza colpa alcuna .

  • il proprio IDEALE DELL'IO, cioè quello che noi vorremmo essere o a cui aspiriamo, e col quale continuamente ci troviamo a confrontarci. Questo ideale dell'Io è sempre sproporzionato rispetto alle nostre reali capacità.

I sensi di colpa si nascondono spesso dietro una profonda e vasta mancanza di desideri e dietro frasi del tipo "no questo non mi interessa" oppure "no non mi piace" o "no questo non mi va". La verità è che quella cosa non ci va poiché il solo ipotizzarla terrorizza il soggetto che non può ammettere a se stesso questa sua debolezza. Quindi, proprio per la nostra tendenza a nasconderli, la conoscenza dei sensi di colpa non va mai data per scontata. Anzi ogni tanto è necessario tornare a lavorare su di essi a differenti livelli di profondità partendo ad esempio dalla attuale incapacità a dire dei "NO" alle richieste altrui.

Il senso di colpa visto da vicino

senso di colpa visto da vicino

Ognuno di noi ha almeno centomila comandamenti interni che non conosce e non riconosce come tali, ma ai quali ubbidisce ciecamente in modo assoluto. Questi comandamenti sono stati scritti dentro di noi dalla madre e/o dal padre quando eravamo piccoli. Il sentimento di colpevolezza nasce dal nostro "giudice interiore" che ci mette di fronte agli insegnamenti che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, dalla religione e dalla regole sociali, come se si dovesse pagare un prezzo in termini di sofferenza interiore per avere osato desiderare qualcosa di vietato. Infatti basta solo aver pensato di violare una "regola" per vivere una sensazione di disagio, per non sentirsi più la coscienza pulita. Se contravveniamo ai comandamenti del nostro “giudice interiore” temiamo subito un giudizio negativo su di noi, non solo dagli altri, ma ancor prima da noi stessi.

In definitiva il senso di colpa ci dice "sei colpevole e verrai condannato e punito” oppure “non sei degno dell'approvazione altrui” come a suo tempo ti sei sentito di non meritare più l'amore della mamma per aver contravvenuto ad una proibizione o per non aver rispettato un ordine.

Il sentimento di colpevolezza può celare un senso di onnipotenza ("è tutta colpa mia!"), una specie di volontà di controllo sugli altri e su ciò che si vive, un meccanismo perverso che ci costringe a vivere nella dipendenza, lasciando agli altri il potere di liberarci. La maggior parte delle persone che si sentono "colpevoli" soffrono, in qualche modo la paura dell'abbandono, il timore di perdere un amore o l'approvazione degli altri. Il sentimento di colpevolezza infatti induce ad adottare una certa condotta in funzione della fedeltà al gruppo di riferimento, al di fuori del quale ci si sentirebbe persi. La possibilità di fare una scelta fuori dal coro spaventa, è forte la tentazione di rimanere fedeli al gruppo rinunciando a se stessi e alla propria vera identità. Crescere vuol dire anche liberarsi dai condizionamenti e dalla paura di infrangere imposizioni e regole, adottando un comportamento rispettoso verso il gruppo, ma senza rinunciare a sé.

Esitono due tipologie di senso di colpa, come accennavamo all'inizio. Il senso di colpa che deriva dal moralismo, ovvero da tutta quella serie di norme (divieti ed ordini) interiorizzate in maniera molto rigida, porta a repressione, a reprimere noi stessi, i nostri bisogni ed il nostro progetto di vita. Questo accade perchè questo tipo di senso di colpa, che potremmo definire estrinseco, in quanto proviene dall'esterno (norme che vengono dal di fuori, diverse da cultura a cultura e da famiglia a famiglia), è un senso di colpa violento, che “urla” e “sbraita”. Con questo senso di colpa vorremmo cambiare ciò che è stato, vorremmo che non fosse successo, ma ciò che è stato, è stato e non si può cambiare.

Il secondo tipo di senso di colpa, ovvero il senso di colpa nella sua accezione positiva, proviene dal nostro interno e ci dice “non vai bene, sei fuori strada”; ci fa sentire insoddisfatti, inadeguati perchè non stiamo realizzando le nostre potenzialità. Si tratta di un senso di colpa che è difficile da sentire perchè spesso si confonde con il primo e perchè “parla piano”, ha una “voce flebile”. Porre attenzione a questo secondo senso di colpa, tuttavia, è importantissimo perchè ci guida, ci funge da bussola.

Ecco chiarita la distinzione tra sentirsi in colpa, e arenarni nel presente, pensando al passato, e imparare invece dal passato. Il senso di colpa più flebile, meno rigido ci aiuta ad imparare dai nostri errori e ci indica come non ricadere in determinati atti o parole.

Le origini del senso di colpa

Senso di colpa residuo

E' la reazione emotiva scatenata da ricordi dell'infanzia. Si riallaccia a frasi del tipo: “Se lo fai un'altra volta, papà si arrabbia!”. Le implicazioni contenute in frasi del genere possono ferire ancora adulti che per esempio deludono il capufficio, percepito come persona autorevole da cui ottenere a tutti i costi approvazione, pena il senso di colpa per la delusione.

Senso di colpa autoimposto

L'individuo rimane immobilizzato nel presente per aver commesso atti che violano un sistema di valori che si è dato, non necessariamente collegato all'infanzia.

È il senso di colpa di chi per esempio ha imparato che “non deve essere troppo indulgente con sé stesso” o di chi si dice che “non bisogna ridere se si sente una barzelletta piccante”.

Senso di colpa collegato all'amante o al coniuge

La frase “se tu mi amassi” è un modo per manipolare l'altro e per castigarlo se si è comportato in un determinato modo, o per indurre la persona amata a conformarsi alle esigenze ed ai sistemi dell'altro.

Nella persona che si lascia agganciare da questo tipo di senso di colpa esiste l'idea errata di dover essere necessariamente “come l'altro vuole che sia” per essere amati ed accettati.

Senso di colpa ispirato dai figli

Il genitore che si sente in automatico un cattivo genitore per il fatto di non aver accontentato il figlio, con il suo senso di colpa, offrirà il fianco al figlio stesso che ne approfitterà per manipolarlo.

I vantaggi psicologici del senso di colpa

  1. passando del tempo a sentirti colpevole di una cosa che è già avvenuta, non hai altro tempo da impiegare per migliorarti. Quindi il senso di colpa non è altro che un sistema per evitare di correggerti.

  2. Spostando indietro nel tempo la responsabilità, ti risparmi tutti i rischi che affrontare un cambiamento comporta.

  3. Il senso di colpa può essere un mezzo per recuperare la sicurezza e la protezione, invitando altri a prendersi cura di te.

  4. Oppure puoi ricevere l'approvazione degli altri per sentirti rammaricato del gesto commesso, pur non approvando gli altri il gesto stesso.

  5. Il senso di colpa inoltre ci allontana dalle nostre responsabilità e addossa agli altri la colpa di come ci si sente: “avrò anche sbagliato ma è ingiusto che mi facciano sentire così”. Quindi i “cattivi” alla fine sono altri e non io.

Alcune strategie per eliminare il senso di colpa

  • iniziare a pensare al passato come a qualcosa di immutabile: non c'è senso di colpa che possa cambiarlo. Incidi questa frase nella mente “sentirmi in colpa non cambierà il passato, né mi renderà migliore”. Fai una lista delle cattive azioni commesse e poi assegna ad esse un punteggio da 0 a 10 a seconda del senso di colpa provato, poi fai la somma. Rifletti sul fatto che se da 10, 100 o un milione, ciò non cambia nulla né nel passato né nel presente. Il tuo senso di colpa è una dissipazione.

  • Domandarsi che cosa si sta evitando nel presente grazie al senso di colpa.

    Es: una persona che aveva una relazione extra coniugale diceva di sentirsi in colpa ma continuava ad incontrarsi con l'altra donna. Il senso di colpa gli impediva di affrontare la situazione e rimettere in sesto il suo matrimonio. Del resto per uscire dal senso di colpa avrebbe potuto iniziare a pensare che i rapporti extra coniugali egli li giustificava, e accettare che nel suo sistema di valori era incluso un comportamento che molta gente condanna.

  • Quindi molto spesso le ricette per venire fuori dal senso di colpa sono o cambiare, imparando dal passato oppure accettare se stessi, anche a costo di ricevere l'altrui disapprovazione. Una volta che non si avrà più un bisogno spasmodico dell'approvazione altrui, sparirà anche il senso di colpa legato ad un comportamento disapprovato dagli altri.

  • Riconoscere il proprio sistema di valori. A quali valori credi profondamente? Quali sono fittizi e ti derivano da una impozione della società o sono legati a ricordi dell'infanzia? Elenca questi valori fittizi e accetta di vivere all'altezza di un codice di valori morali determinato da te, e non imposto dagli altri.

  • Insegnare alle persone che hai accanto e che cercano di manipolarti che sei perfettamente capace di far fronte al loro disappunto e alla loro delusione.

    Es: una madre al figlio “resta pure seduto tu, le prendo io le sedie, visto che non hai mai tempo”. Il figlio potrebbe rispondere: “va bene mamma, se vuoi affaticare la schiena fai pure, visto che non vuoi aspettare neanche pochi minuti, credo mi resti ben poco per dissuaderti”.

  • Pensare al senso di colpa come ad una “scottatura per aver preso troppo solo”: una volta scottati, bisogna solo aver pazienza. Ripetermi quanto sono stata incauta nell'espormi al sole, non mi toglierà la bruciatura, così come costernarmi e dirmi che non valgo nulla, non mi toglie il senso di colpa. Se non voglio più bruciarmi, dovrò iniziare a pensare a diverse modalità per espormi al sole, la prossima volta.

     

D.ssa ANNALISA SAMMACICCIO - PSICOLOGA PADOVA

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Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi del Veneto
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Abilitata all'esercizio della Psicoterapia
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