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Condivido un interessante articolo di Maria Rosaria Giuliano sulle dinamiche psicologiche sottese ai rapporti di coppia.

Riporto di seguito l'articolo completo che trovate anche qui

 

La prospettiva psicologica contemporanea focalizza l’attenzione sull’importanza della relazione di coppia nell’esistenza dell’individuo. Il carattere intersoggettivo di due partner che stabiliscono un legame affettivo consente un’opportunità di crescere nella capacità di accogliere l’altro cercando di realizzare un’intenzionalità di contatto. Nella vita attuale certi rapporti anche se inizialmente sembrano promettere un senso di armonia e di benessere psicofisico finiscono perché spesso non si ha il coraggio di esprimere se stessi all’altro, di accoglierlo e sperimentare il senso di appartenenza. Comunicare le proprie esigenze, i propri desideri, le proprie emozioni e allo stesso tempo riconoscere quelli del partner è un percorso necessario per creare un rapporto intersoggettivo. È importante un senso di sintonia alla base dell’intimità cioè la capacità di entrare in contatto con gli stati affettivi dell’altro per poter riparare alle situazioni di conflitto.

È importante sottolineare l’importanza dell’intimità di coppia che costituisce indubbiamente un bisogno umano fondamentale, una sfida per i due componenti di una coppia nel riuscire a regolare i propri stati affettivi. Una coppia non può raggiungere uno stato di intimità se non è in grado di regolare reciprocamente i propri stati affettivi. In questo articolo intendo focalizzare l’attenzione sull’’importanza dell’ intimità interpersonale in una relazione significativa di coppia, tenendo conto particolarmente delle dinamiche nascoste che possono ostacolare l’intenzionalità di contatto verso l’altro. Raggiungere l’intimità per una coppia significa trovare la strada per raggiungere una “base sicura”cioè : il senso di sicurezza emotiva essenziale nel sostenere la vitalità e la crescita dei rapporti di coppia. L’attenzione alle dinamiche della relazione di coppia tenendo conto della teoria dell’attaccamento è di grande utilità nella gestione delle problematiche riguardanti la regolazione delle emozioni. Secondo Bowlby (1988) i legami d’attaccamento adulto sono come quelli infantili intensamente connotati dal punto di vista emotivo e dipendono dalla qualità della relazione tra i partner coinvolti. Una relazione basata su “ un senso di sicurezza” può garantire un senso di benessere psicologico.

I teorici dell’attaccamento mettono in risalto il ruolo del senso di indipendenza nella coppia, in cui si dà importanza non solo del bisogno della vicinanza dell’altro, ma anche dell’equilibrio armonico che dovrebbe stabilirsi tra il bisogno di vicinanza fisica e psichica e la capacità di esplorazione dell’ambiente. L’esistenza di legami affettivi stabili sembra essere un elemento fondamentale nella promozione della salute, del benessere e della sicurezza individuale delle persone (Ryff et al. 2001; Diamond e Hicks 2005). Alcuni studi hanno messo in evidenza l’importanza di una relazione intima per la salute emotiva (Aneschenel e Stone, 1982); al contrario una mancanza di intimità all’interno delle coppie è stata da tempo correlata a diverse difficoltà personali quali ad esempio sintomi psicosomatici(Waring e Russel 1980). Un aspetto fondamentale da tener conto per rendere possibile l’intimità è imparare a ricercare un continuo compromesso tra la propria individuazione e la sensazione di appartenere. Quando si disconosce l’individualità dell’altro, la relazione tende ad essere oggettivante più che intersoggettiva nel senso di annullamento del bisogno di reciprocità che contraddistingue il rapporto di coppia. Un’unione riuscita permette di trovare un equilibrio tra i poli della dipendenza e dell’autonomia. È necessario quindi per continuare il processo di crescita saper aggiustare la distanza nel rispetto degli spazi reciproci in un adeguato equilibrio tra i bisogni di identità e di intimità. L’intimità ha bisogno di un equilibrio di somiglianze e differenze che possa favorire un rapporto di stabilità. Nel percorso verso il raggiungimento di una maggiore intimità nel riconoscimento di una reciproca soggettività è fondamentale tener conto di come le coppie interrompono la loro intenzionalità di contatto perdendo la loro spontaneità ma anche a come riescono a interagire realizzando un reciproco adattamento creativo. Un’interessante prospettiva sulla relazione di coppia ci viene offerta dall’approccio della Gestalt che apre nuove strade per arrivare a vedere e comprendere in una luce nuova il funzionamento di una coppia. Considerare una coppia in una prospettiva fenomenologica e relazionale porta a ritenere importante il cambiamento che avviene nel passaggio da una percezione del mondo di tipo individualistico a una percezione relazionale. Il postulato essenziale della terapia della Gestalt si fonda sul contatto che è adattamento creativo tra organismo e ambiente (Perls et al., 1951, p.230;trad.it 1997, p 40).

I Gestaltisti considerano la vita di coppia come una continua co-creazione del confine di contatto dove io e tu si incontrano in una dimensione relazionale sperimentando l’intimità, pienamente presenti nel qui e ora con l’altro. Jean-Marie Robine (2006), afferma che “adattamento e creazione sono due poli complementari di uno stesso processo: ciascuno è necessario all’altro per mantenere un equilibrio sano e dinamico. Da una concezione di intendere la creatività come il prodotto di processi esclusivamente intrapsichici si è passati a una concezione relazionale in cui la creatività è un aspetto della relazione riferita alla dinamica dell’individuo in relazione all’ambiente dove il sé incontra l’altro. Nel lavoro con le coppie i terapeuti della Gestalt devono essere capaci di saper stare con l’esperienza della coppia quando i due partner sperimentano intensi stati emotivi ad esempio alti livelli di rabbia, di vergogna e riuscire a fare in modo che essi possano essere creativi al confine di contatto. Ad esempio i sentimenti di vergogna possono presentarsi sotto forma di freddezza, autoritarismo, negazione di sé e provocare incomprensione e incapacità di amare. Essere creativi al confine di contatto comporta per i partner sperimentare anche momenti di conflitto, attraversare l’umiliazione di non sentirsi accolti dall’altro, di sentirsi feriti emotivamente per non essere capiti nel desiderio di raggiungere l’altro. Pertanto occorre trovare delle strategie per muoversi attraverso la rabbia, l’ira e il ritiro dall’altro. Mi sembra interessante nell’incontro tra due individui focalizzare l’attenzione sulle esperienze di avvicinamento e allontanamento, di vergogna e appartenenza. A tale proposito il modello gestaltico sviluppato da Robert G. Lee ha dato un notevole contributo nel comprendere meglio le componenti della vergogna e dell’appartenenza che costituiscono i due poli fondamentali dell’esperienza di coppia. Il fenomeno della vergogna che costituisce uno dei principali temi della Gestalt va considerata come esperienza relazionale che impedisce di sintonizzarsi sull’intenzionalità di contatto propria e dell’altro. Infatti la vergogna blocca il nostro proposito di andare verso l’altro quando crediamo che non saremo accolti e non troviamo un sostegno sufficiente.

Lee parte da esperienze pratiche con le coppie ed evidenzia l’ efficacia di un seminario su “ il linguaggio segreto dell’intimità”. L’autore si propone di aiutare le coppie a individuare e comprendere le dinamiche nascoste che regolano i loro rapporti in modo da scoprire il potere nascosto che deriva dai loro desideri più profondi. La prospettiva nuova realizzata da Lee nel seminario porta a considerare la vergogna non come qualcosa di umiliante ma come un tentativo di protezione all’interno di un contesto relazionale. Nel subire un attacco di vergogna la nostra vulnerabilità ne risente al punto che usando il linguaggio della vergogna finiamo per nascondere il nostro desiderio di vicinanza. La vergogna si può considerare anche un indicatore di un implicito bisogno di contatto. Spesso nelle dinamiche relazionali entrano in gioco desideri profondi che restano al di fuori della consapevolezza. Se questi segreti affiorano alla coscienza possiamo correre il rischio di provare vergogna. La vergogna viene associata ai nostri desideri ( affetti, bisogni, modi di essere nel mondo) non accolti dal nostro ambiente che non sa rispondere alle nostre richieste in determinate situazioni. Pertanto le esperienze precoci di mancato accoglimento da parte di persone significative portano allo sviluppo di una vergogna di fondo. Le persone quando scelgono un partner hanno già sviluppato degli “adattamenti creativi che incorporano la loro vergogna di fondo in uno stile personale di contatto (Lee, 2004). L’esperienza passata delle persone incide notevolmente sulla possibilità o meno di funzionare nella dimensione dell’appartenenza o in quella della vergogna. La propria famiglia di origine gioca un ruolo decisivo nella creazione dell’intimità con il proprio partner nello sperimentare il senso di appartenenza.

L’incapacità di percepire nei nostri legami la dimensione dell’appartenenza influenza negativamente le interazioni future compromettendo la possibilità di avvicinamento al proprio partner. Quando il desiderio di vicinanza non viene compreso dall’altro, nasce la paura che si ripeta il fallimento sperimentato in relazioni importanti. Come afferma Laura Perls (cfr. Bloom, 2005), paura e rischio creano la particolare vibrazione che caratterizza la tensione verso l’altro in ogni interazione significativa di coppia in cui si rifà il cammino delle nostre interazioni significative. La vergogna di fondo fa parte del bagaglio di esperienze che le persone portano nella coppia quando si incontrano. Nel seminario Lee si propone di aiutare le coppie ad affrontare, comprendere e curare la loro vergogna di fondo. Le coppie devono esercitarsi sperimentando un attacco di vergogna, cioè devono sentire che il proprio desiderio profondo non sia accettato. Alla fine dell’esperimento i partecipanti devono riferire nel gruppo allargato ciò che hanno provato. Sono compilate delle liste che riguardano la vasta gamma di sensazioni che si provano durante l’esercizio. Il risultato rivela una tendenza dominante di non sentirsi accolti. Quando un membro della coppia subisce un attacco di vergogna in mancanza di un sostegno sufficiente, utilizza delle strategie per gestire i momenti di rottura del proprio equilibrio. Viene chiesto alle persone di esplorare secondo il metodo del parlare- ascoltare la loro esperienza e il tipo di strategia che mettono in atto. Ciò che emerge mette in evidenza come la nostra vergogna di fondo e le strategie adottate risultano essere”il nostro adattamento creativo ai momenti in cui viene a mancare il sostegno necessario dalle persone che ci circondano. I partecipanti possono vedere come il loro atteggiamento difensivo possa sbilanciare l’altro allontanandolo dal suo bisogno in modo tale da indurre a credere spesso che non sia possibile ottenere ciò che si sta cercando. Il percorso di consapevolezza fatto durante il seminario porta le coppie a sviluppare una buona sicurezza di base grazie a una comprensione vissuta dell’importanza del sostegno nelle interazioni di coppia. Comprendere il linguaggio segreto dell’intimità permette di trasformare gli effetti negativi di una possibile vergogna che può portare all’allontanamento in opportunità di sviluppo di una relazione che funziona nel senso di interesse alla qualità di esperienza dell’altro, nella stessa misura in cui si prova interesse per la propria.

Secondo le ricerche di Lee, le coppie che esprimono i propri sentimenti, i propri desideri, bisogni e preoccupazioni hanno raggiunto un alto grado di “sicurezza emotiva”.Riguardo ai problemi incontrati dalla coppia nel gestire le loro differenze bisogna sottolineare che occorre sostenere i partner soprattutto nella loro resistenza al modo di essere nel mondo dell’altro. Bisogna capire che spesso è nel contesto della famiglia d’origine che si apprendono dei modelli di essere nel mondo in maniera conflittuale. Il processo di consapevolezza di aver acquisito nel proprio ambiente credenze che vanno criticate è piuttosto lento.

Questo processo richiede tempo e sostegno per fare in modo che i partner possano adattarsi l’uno altro/a e diventare tolleranti verso una diversa modalità di essere nel mondo con un suo valore anche se differente dal proprio. È importante per un buon funzionamento di una coppia imparare ad apprezzare lo stile del proprio compagno/a. Il segreto di un’intesa di una coppia sta proprio nel saper gestire le differenze. Secondo Lee il membro della coppia meno vulnerabile se sufficientemente sostenuto può cercare di stabilire con il partner un contatto attraverso una modalità nuova smontando la vergogna di fondo. Il percorso verso il raggiungimento di una relazione intima è certamente difficile, aperto a imprevisti, a difficoltà, a improvvise battute d’arresto.

Occorre sottolineare che nelle dinamiche relazionali di una coppia il rendersi nudi davanti alla novità rappresentata dall’altro è un momento delicato che richiama spesso i dolori passati. Accettare la novità significa che “l’altro non è accanto a noi per guarire le nostre antiche ferite, ma per creare una nuova relazione. Aiutare le coppie significa comprendere il loro campo, le loro esperienze, le loro strategie e i comportamenti che mettono in atto per riuscire a mantenere in vita la loro relazione. È molto importante valorizzare la creatività nella pratica clinica in modo da rendere la terapia un’arte che possa rispondere con soluzioni nuove alle problematiche della vita di coppia. In questo modo i partner sanno come incorporare la tristezza, la delusione nel loro rapporto impegnandosi in un dialogo costruttivo.

Chi ha provocato ad esempio la delusione deve essere in grado di chiedere all’altro:”Ti ho deluso? In che modo? Parliamone. Così chi ha subito la delusione deve essere capace di superare la ferita, esprimendo il suo stato d’animo senza nascondere la propria vulnerabilità. Il senso profondo di essere in due, comporta di essere interessati all’altro attraverso una reciproca esplorazione dei sentimenti spiacevoli che accompagnano le delusioni.

Per percepire in maniera nuova e diversa l’altro è necessario un certo atteggiamento “sperimentale” che consiste nell’impegno e nella capacità di guardare con occhi nuovi ai vecchi schemi e di cambiarli in un processo di continua scoperta di modalità nuove di sperimentare il sé, l’altro e la relazione. La chiave per entrare in relazione con l’altro sta nell’affrontare con uno spirito di più leggerezza e tolleranza i momenti di tensione e disagio e paura che inevitabilmente si presentano in una relazione diadica. L’esperienza di non essere accolti riflette spesso la difficoltà nel non riuscire a condividere in coppia i propri desideri relazionali. Da qui nascono atteggiamenti rigidamente difensivi che bloccano la vitalità di un rapporto affettivo. Le emozioni e i desideri non manifestati attraverso un linguaggio preciso e affidabile portano a una comunicazione poco chiara e non aperta all’incontro dialogico autentico. Il movimento verso l’altro come in una danza procede per piccoli passi che vengono co-creati. Man mano che la relazione prende forma attraverso uno sviluppo della consapevolezza condivisa vi è un aumento dell’intimità che fa sentire le coppie unite nel tendere ad uno stesso fine: il bene proprio e dell’altro in un rapporto di impegno reciproco. Nel lavoro terapeutico risulta fondamentale dare attenzione ai segni non verbali che indicano possibili esperienze di vergogna e a tutti i comportamenti della coppia che implichino appartenenza, come gli sguardi, i gesti le parole che i partner utilizzano per esprimere apertamente affetto e capacità di comunicazione. Jenny e Brian O’Neill esponenti di rilievo della comunità gestaltica australiana nel loro lavoro terapeutico con le coppie si riferiscono alle esperienze di Robert Lee riguardo al linguaggio della vergogna e dell’appartenenza. Essi mettono in evidenza l’importanza di vedere la coppia come un sé.

Ciò consente al terapeuta di lavorare non soltanto con i due individui che ne fanno parte, ma con la coppia come unità. Sperimentare la coppia come un sé nel campo organismo/ambiente apre quindi una visione più ampia della terapia. L’esperienza di unità di una coppia può far nascere la paura di perdere il proprio sé, di rischiare come affermano Erving e Myriam Polster (1973)” di essere catturati nell’unione.” Il senso di unità della coppia non comprende solo la capacità e il desiderio di vicinanza, ma anche le reciproche esperienze di allontanamento. La capacità di sperimentare il desiderio di appartenere e il bisogno di allontanarsi consente alle coppie di acquistare maggiore consapevolezza delle polarità paradossali presenti nella danza fatta di contatto e ritiro. La vita di coppia è la somma di noi, la vita segreta di noi in una ricerca continua della vicinanza che è la ragione principale della formazione stessa di una coppia.

Quando si acquista la consapevolezza che l’altro come noi stessi ha dei propri pensieri, sentimenti, visione del mondo, che possono essere in sintonia con quelli del partner oppure anche molto diversi si può realizzare la comprensione reciproca e la vicinanza che portano ad un maggiore integrazione degli stili personali nella scoperta di significati condivisi.

D.ssa ANNALISA SAMMACICCIO - PSICOLOGA PADOVA

3492945107

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Psicologa iscritta all’Ordine degli Psicologi del Veneto
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